30.11.06

Psicopatologia della vita quotidiana

Ogni mattino ci svegliamo, ci alziamo, facciamo colazione, andiamo a lavorare/scuola/far niente, mangiamo a pranzo, se va bene, ritorniamo a fare quello che facevamo prima, e verso sera torniamo a casa, andiamo a fare sport, a vedere qualche concerto, o accendiamo la tv, dopo aver fatto cena e bevuto l'ultimo caffé della giornata.

Naturalmente il tutto dovrebbe essere acompagnato da felicità, dolcezza, amore, scambi sociali, opinioni, simpatia e soprattutto allegria. Non sempre è possibile, certo.
A quello che probabilmente ci facciamo poco caso sono i piccoli/grandi gesti che ogni giorno compiamo e non sappiamo tanto bene il perché: dimenticanze improvvise di nomi, di oggetti, voglie intense di qualcosa da mangiare, cambi repentini di umori, pensieri strani e lapsus imbarazzanti.

Ecco, queste cose mi sono sempre interessate. E ogni volta che ci faccio caso, mi sorprendo sempre di quanto "il passato personale" influenzi la vita quotidiana di ogni singolo individuo. Beh, se sono i ricordi belli a influenzarci poco importa: passo davanti a una bancherella di mele e sorrido, perché il mio cervello si ricorda di come mia nonna prima di mangiare mi desse sempre la mela da mangiare. Facile, tranquillo, bello.

Ma purtroppo spesso, troppo spesso, sono proprio i ricordi brutti, repressi, immaganizzati da qualche parte del cervello, che ci fanno cambiare improvvisamente il nostro modo di essere. Inconsciamente, quasi sempre. E così capita che mi metta a bere o a cercare qualcosa nelle tasche se una persona accanto mi comunica qualcosa che mi fa ricordare (inconsciamente) qualche discussione precedente in cui io abbia detto qualcosa che ha fatto male alla persona che in quel momento stava comunicando allo stesso modo con me. Il mio cervello allora mi dice che forse è meglio "fare altro" e non rispondere allo stesso modo "dell'altra volta". E mentre "faccio altro" la mia espressione cambia, e si rattrista. Ma dura poco, penso. E quindi dopo continuo a parlare come nulla fosse successo. Senza pronunciare però ovviamente le parole "incriminate"... e probabilmente senza nemmeno che la persona accanto si accorga di qualcosa.

Ah, il misterioso mondo inconscio... a volte ti può anche salvare la serata... forse.

“Psicopatologia della vita quotidiana” Freud, 1904

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