20.6.07

La caduta degli Dei

Se da una parte lo si sapeva, ora se ne ha la certezza. Il congiuntivo non viene più usato nella lingua italiana parlata. Quanti politici, presentatori, e ancora di più intervistati se ne escono con frasi grammaticalmente sbagliate (me compreso, ci mancherebbe;-)
Ebbene stamattina però ho scoperto che anche la mitica Accademia della Crusca ammette in questo articolo che ogni tanto l'indicativo può effettivamente sostituire il congiuntivo! Aiuto, anni e anni passati sui libri di scuola a studiare questa forma verbale e oggi mi fanno scoprire 'sta cosa?
Beh, a dire il vero nella nota introduttiva alla regola viene precisato :

“se, [...] dopo aver studiato il congiuntivo, e sapendolo usare, voi deciderete di «farne a meno», di sostituirlo con altri modi, questa sarà una scelta vostra. Ciò che importa, in lingua, non è scegliere il modo più elegante, più raffinato, ma poter scegliere, adeguando le scelte alle situazioni comunicative” (ALTIERI BIAGI 1987: 770).
Quindi prima studiare e poi eliminare... vale per molte cose, effettivamente...
Ma ritorniamo alla nostra regola: indicativo al posto del congiuntivo.
Richiedono l’indicativo, solitamente, i verbi che esprimono giudizio o percezione, tra cui accorgersi, affermare, confermare, constatare, dichiarare, dimostrare, dire, giurare, insegnare, intuire, notare, percepire, promettere, ricordare, riflettere, rispondere, sapere, scoprire, scrivere, sentire, sostenere, spiegare, udire, vedere. Ancora alcuni esempi: “possiamo affermare che per imporsi all’adorazione è sempre lui che si rivela” (Zena, Confessione postuma); “posso anche giurare che poche contesse hanno due spalle e due braccia più ben fatte” (De Marchi, Demetrio Pianelli); “Niccolò seguitò, per un pezzo, a sostenere che aveva torto” (Tozzi, Tre croci).

Infine, alcuni verbi possono avere l’indicativo o il congiuntivo, con sfumature diverse di significato (su cui cfr. SERIANNI 1989: XIV 51).
ammettere, ind. ‘riconoscere’: ammisi davanti al professore che non avevo studiato bene; cong. ‘supporre, permettere’: ammettendo che tu abbia ragione, cosa dovrei fare?;
badare, ind. ‘osservare’: cercò di non badare all’effetto che gli faceva quella strana voce; cong. ‘aver cura’: mi consigliava di badare che non cadessi;
capire, comprendere, ind. ‘rendersi conto’: non vuole capire che io non sono un suo dipendente; cong. ‘trovare naturale’: capisco che tu voglia andartene;
considerare, ind. ‘tener conto’: non considerava che nessuno voleva seguirlo; cong. ‘supporre’: arrivò a considerare che non ci fossero altre possibilità;
pensare, ind. ‘essere convinto’: penso anch’io che tu sei stanco; cong. ‘supporre’: penso che tu sia stanco.
Aiuto, il "penso anch'io che tu sei stanco" mi lascia di stucco! Devo cercare il modo di riprendermi...

18.6.07

le dieci dita

Un po' di pratica e vedrai che riuscirai finalmente a scrivere a dieci dita senza guardare nemmeno più la tastiera. Oh che bravo, nico, il tuo primo post completamente a dieci dita...
Si, sto imparando, non che non riuscissi a scrivere abbastanza veloce, ma a dieci dita fa più figo...
Vedremo tra qualche settimana l'effetto che fa.
Bon, basta per oggi gli esercizi sono terminati. ciao ciao.

17.6.07

Motivazione

Ho passato molti anni della mia vita a cercare di motivare altri essere viventi a fare qualcosa: arbitri, giocatori, allenatori, atleti, amici, ragazze, compagni di scuola, genitori, cani, gatti, topi, formiche, computer...
Non ci sono certamente sempre riuscito, e personalmente non mi sento un grande motivatore.

Ma ci sono momenti in ogni persona in cui si hai bisogno di qualcun altro che ti riesca a motivare. Ecco, penso di essere in uno di quei momenti. Cerco motivazione... e anche un po' di ordine;-)

Datemi una leva e vi solleverò il mondo. [Archimede]

12.6.07

L'arte di perder tempo...

Ho un gatto, ormai si sa.

Si chiama Momo, questo in pochi lo sanno. E ancora in meno sapranno da dove arriva questo nome. Non lo sapevo nemmeno io, fino a qualche mese fa.

Momo è un personaggio creato da Michael Ende (autore fra l'altro de "La storia infinita" - questa si che la conoscete). È una ragazzina (il mio gatto invece è un bel maschione... ma non importa). Un giorno si presenta in una città. Gli abitanti l'aiutano a integrarsi al meglio, e subito notano la sua grande capacità: non dà consigli, non esprime opinioni, ma sa "solamente" ascoltare. Inoltre sa anche inventare giochi e passatempi sempre nuovi con cui far divertire gli altri bambini.

A poco a poco però si accorge che gli abitanti della città passano sempre meno tempo con lei. Tutta colpa di misteriosi uomini grigi, che vanno di casa in casa a convincere la gente a investire un po' più di tempo...

È un bel libro per ragazzi (e non solo) non c'è che dire. E ora è anche il nome del mio gattone. Penso che lui diventi un esperto nel "perdere tempo" in modo sensato... è quello che a molte persone manca proprio, quell'arte di "perder tempo, senza farselo rubare".
Vai da Momo, che ti passa!
[Momo, Michael Ende]

7.6.07

Pronto, chi parla?

T: Pronto, c'è Natalia?
N: No, non c'è nessuna Natalia qui.
T: E quando torna?
N: no, non ci siamo capiti, in questa casa non abita proprio Natalia.
T: ma io ho fatto lo 091 825 XX XX
N: si, il numero è giusto, ma io l'ho ricevuto solo tre mesi fa, e non so chi lo abbia avuto prima, per cui non conosco nessuna Natalia.
T: ah ecco, e dove posso trovarla?

N: e me lo chiede a me? non lo so...


Se non lo avete ancora capito, in casa mia non abita Natalia, per cui non continuate a telefonarmi e chiedere di lei...
Però dovrei approfondire l'argomento. Sai quante volte i casi della vita (fortunati o sfortunati) ti portano ad incontrare persone con cui poi alla fine rimani per sempre. Sono anche un sacco, sembra, le volte che telefonate fatte a un numero sbagliato hanno poi permesso di iniziare una grande storia e magari anche di trovare l'anima gemella.
Natalia, dove sei? (sicuramente non è quella della foto, dai, anche se si chiama effettivamente Natalia...)

Piange il telefono, perché lei non verrà
anche se grido ti amo, lo so che non mi ascolterà
piange il telefono, perché non hai pietà
però nessuno mi risponderà
[Piange il telefono, D. Modugno]

6.6.07

Il sociale e l'antisociale

Mi sto inselvatichendo. Non che sia mai stato un grande chiacchierone e appassionato di feste mondane. Ma mi sembra sempre più di non aver voglia di andare in giro con la gente, con un sacco di gente.
Mi piace uscire con poche persone (anche una alla volta, nessun problema), magari nemmeno uscire, ma stare a casa a bere un tè, a mangiare una fetta di torta, a guardare un bel film (un bel film, preciso), o fare una passeggiata, un picnic: voglia di andare in un bar in mezzo alla bolgia, proprio non ne ho.

Ma non ho nemmeno voglia di starmene da solo, non preoccupatevi;-), pochi ma buoni, si diceva una volta? boh...

Speriamo che con l'estate e le feste "in piazza"mi ritorni un po' di "socialità"...

Sono un tipo antisociale, non m'importa mai di niente,
non m'importa dei giudizi della gente.
[Il sociale e l'antisociale, F.Guccini]